giovedì 30 aprile 2009

Crotone&Politica 5

Dario Franceschini, salvaci tu!

di Romano Pesavento, Salvatore Bianco, Franco Massimiliano, Antonio Anania

Sta per scadere il bando per partecipare al grande concorso pubblico per il reclutamento di 23 consiglieri provinciali e del relativo presidente e i manovratori navigano sempre più in acque tempestose. Nessuno vuole mollare la poltrona; per tal motivo, improvvisamente, ci si scopre paladini della giustizia sociale e difensori degli interessi collettivi. In giro tanti volti bruciati dall’odio comunicano rancore profondo fintamente celato. Famiglie, clan e tribù si riuniscono in cenacoli mascherati, dove è difficile riuscire ad indovinare, realmente, identità e sostanza delle idee. Intanto, mentre tutto intorno a noi langue, i programmi elettorali stentano. Proposte e contenuti sono davvero scadenti; tutto raffazzonato all’insegna dello slogan “tanto nessuno li legge”. Il Robin Hood crotonose sembra essersi dileguato nel nulla, o forse non ha mai fatto percepire tangibilmente la propria generosità. Eppure, ci sarebbe tanto da dire e da fare. Si promette di tutto e si è fatto poco.
Alcune cose non sono per niente chiare.
Se il Consorzio Universitario ha una compagine azionaria costituita dal 55% Regione Calabria; dal 12% Provincia di Crotone; dal 24% Comune di Crotone, tutti enti locali di centro-sinistra, e, naturalmente, il presidente è espressione di tale compagine, oggi che lo stesso ha dichiarato di condividere il progetto del centro-destra, perché non ha dato le dimissioni e nessuno le ha richieste? Dov’è il senso logico e la relazione? Se essere assessore comunale o vice-sindaco della città di Crotone significa far parte di un progetto politico che interessa la collettività e dovrebbe impegnare a tempo pieno i soggetti che ricoprono tali funzioni, perché oggi tali amministratori vogliono diventare anche consiglieri provinciali e gareggiano tra di loro per far cumulo di cariche e missioni? Dov’è il senso logico e la relazione? Se la precarietà e la disoccupazione sono sintomi di malessere sociale da combattere per il centro-sinistra, perché i grandi capi sostengono che non è più compito del partito dare risposte alla gente? Dov’è il senso logico e la relazione? Se istruzione e formazione hanno un valore fondamentale per la creazione di una nuova classe dirigenziale, perchè il polo universitario, oggi, è in uno stabile in cui al primo piano si trova l’asilo nido? Dov’è il senso logico e la relazione? Se il turismo è associato alla cultura del bello, perchè il centro della città è sempre più invaso da erbacce nell’aiuole e immondizia per le strade?; Dov’è il senso logico e la relazione? Perchè ogni giorno assistiamo ad un continua ed opprimente pressione degli extracomunitari per le parcelle del pagamento dei parcheggi, se esiste una società chiamata CKP s.r.l., che ha il compito di gestire gli stessi? Dov’è il senso logico e la relazione? Se il porto, l’aeroporto, la ferrovia, la SS 106 sono da anni in uno stato fortemente fatiscente, perché, il politico di turno, nel proprio programma, ripete la tiritera dell’ammodernamento e dello sviluppo? Dov’è il senso logico e la relazione? Se il Gladio è ancora lì, senza alcuna modifica strutturale o rimozione, sta ad dimostrare che il politico di centro-sinistra non è tale, in considerazione anche delle tre famose leggi di Aristotele (Il principio di identità: A è uguale ad A; Il principio di non-contraddizione: ogni cosa è A, oppure non-A; Il principio del terzo escluso: nessuna cosa può essere contemporaneamente A e non A); Io democristiano-comunista di centro-sinistra non riesco più a capire il senso logico e la relazione! Se come diceva Bronislav Malinowski: “… tutti i processi linguistici derivano il loro potere unicamente dai processi reali, che hanno luogo nei rapporti dell’uomo con ciò che lo circonda” e come affermava Ricichards: “ Il significato di una parola consiste in tutte le parti mancanti dei contesti, da cui essa trae la sua efficacia per procura”; Allora, forse, adesso riusciamo a intendere un po’ meglio il senso logico e la relazione per il PD crotonese.Esiste un piccolo organismo chiamato euglena, che diviene verde se esposto ad abbondante luce solare, comportandosi quindi come una pianta; ma quando il sole sparisce, esso prende a digerire carboidrati come un animale. L’euglena è, in tal modo, sia una pianta sia un animale, a seconda dell’ora del giorno. O meglio non è né pianta, né animale e non rientra in queste due categori.
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Pubblicato su:
- Il Quotidiano della Calabria del 01/05/2009;
- Il Crotonese del 01-04/05/09;
- La Provincia KR del 01/05/09.

Crotone&Immigrazione 5

I migranti sono per lo più giovani in cerca di qualcosa da fare, ma la notte tante lucciole nere soddisfano la bramosia di “avventure” esotiche di parecchi

Il dio denaro è anche nero!


L’ultimo treno “a vapore” della sera parte stracarico di extracomunitari verso il Nord, terra di salvezza e di libertà.


di Romano Pesavento
Arrivano da molto lontano: Sudan, Somalia, Ghana, Bangladesh, dalle zone povere dell’Africa. Se ne vede davvero una marea di extracomunitari in giro per Crotone. Il CPA è la loro casa, la città è il mercato dove trovare la propria “domanda”; dove vendere la propria anima, il proprio corpo.
Il dio denaro è anche nero. Lo sa bene chi amministra gli aiuti umanitari e chi con la criminalità gestisce i business quotidiani. Soldi, tanti soldi svolazzanti tra i banchetti e gli appalti, tra il malaffare e il clientelismo.
I migranti sono per lo più giovani in cerca di qualcosa da fare. Ormai sono dappertutto: davanti ai negozi, nelle zone parcheggio, alla stazione ferroviaria, ai semafori; anzi, là no, perché ci sono ancora i rom. Chiedono la carità: MISTER, almeno 50 centesimi! E i vecchietti, spaventati e frettolosi, con lo sguardo basso, cercano di sfuggire all’ennesima richiesta.
Con la social card ormai azzerata e la pensione minima, sembra di rivivere i bei (?) vecchi tempi delle scarpe rotte e del cappotto rivoltato: non ci sono risorse per il proprio sostentamento, figuriamoci per quello altrui.
Eppure, molte volte non rifiutano i soldi ai convincenti questuanti, più per salvaguardare la propria incolumità, che per sentimento cristiano. Provate voi ad opporre un diniego, seppur cortese, a due occhi spiritati dalla fame e dalla privazione, fissi nei vostri, di proprietà di un marcantonio alto almeno un metro e ottanta.
La notte, invece, lungo i viali alberati e la luce livida dei lampioni, tante lucciole nere soddisfano la bramosia di “avventure” esotiche di parecchi, esemplari, padri/nonni di famiglia crotonesi. La notte, ma anche il giorno. Gli indesiderati diventano desideratissimi, a giudicare dalla richiesta crescente di prodotti “topici” presso le nostre farmacie.
Siamo poveri, sono poveri: il paese dei balocchi che c’era prima, adesso non esiste più.
La criminalità dilaga, acquattata tra le ombre nere della povertà africana e della miseria crotonese. Nessuno ne parla, eppure esiste, proprio qui, nella vecchia Stalingrado del Sud. Crotone chiama e nessuno risponde. Sicurezza e legalità collassano: sono solo parole vuote, citate, sporadicamente, nelle vetrine istituzionali. Con il pretesto della mancanza di uomini e mezzi.
Qui, nella provincia dei poveri, c’è chi s’arricchisce sulle disgrazie altrui. La precarietà è un incubo, un tunnel senza ritorno; il lavoro nero, un pomo di vetro servito sulla tavola di bianchi e “colored”.
Il Mediterraneo luogo di ricchezza e di cultura è sempre più una semplice opportunità di fuga. Per chi parte e per chi resta, la speranza è ormai un vizio assurdo.
Sul tema la politica tace; gli amministratori probabilmente pensano: non è compito nostro; molto meglio giocare a chi farà il grande Capo Indiano. Augh!. Eppure la forza lavoro è sinonimo di ricchezza, di fantasia, di progresso.
Occorre vivere gli spazi della città per notare quanto malessere si annidi negli angoli, nelle piazze, nei volti della gente. E il silenzio diventa rabbia, mentre l’ultimo treno “a vapore” della sera parte stracarico di extracomunitari verso il Nord, terra di salvezza e di libertà. Altri, molti altri ne arriveranno.

Reportage fotografico di Romano Pesavento pubblicato su La Provincia KR, settimanale di informazione e cultura, Anno XV - 01/05/2009:











Pubblicato su La Provincia KR, settimanale di informazione e cultura, Anno XV-01/05/2009

martedì 28 aprile 2009

Crotone&Politica 4

A volte tornano i pensionati!


di Romano Pesavento, Antonio Anania, Salvatore Bianco, Franco Massimiliano

C’è chi è in pensione e poi ritorna; c’è chi ha lasciato la dentiera a casa, perché è più bello così; c’è chi vive ricordando i nonni e pretende di lasciare un segno da tramandare alla futura memoria cittadina; c’è chi è innamorato delle rose, ma poi i nomi sono quelli; c’è chi dei giovani non gliene frega mai niente, tranne quando devono votare; c’è chi vive di sole memorie; c’è chi dice di applaudire al vecchio, perché in realtà è il nuovo; c’è chi si trucca allo specchio, perché forse i giovani non lo sanno; c’è chi parla del passato, perché vive il presente altrui e s’impadronisce del futuro di tutti; c’è chi gli hanno suggerito di dire così, perché è giusto; c’è chi ha voglia di cambiamento, ma poi che stress!!!!; c’è chi sostiene che i giovani devono sacrificarsi; mentre i vecchi sono vecchi; c’è chi dice solo grazie; c’è chi la poltrona la sogna sempre tra le nuvole e le stelle; c’è chi magari aspira pure al posto di San Pietro; magari, lui lo sa e, tiè, non glielo dà!
A volte ritornano….Beh, di fronte ad eventi inspiegabili e quasi soprannaturali come quelli ai quali stiamo assistendo, non resta che citare il mago dell’horror Stephen King. Anche nel nostro caso, rimaniamo paralizzati dalla paura: dalle cripte desolate e sulfuree, però, non affiorano figure infernali e minacciose, ma, a quanto sembra, si sprigionerebbe la forza del rinnovamento politico. A Crotone funziona così, facciamocene una ragione. I giovani a spasso, i pensionati in corsa (?). E va bene, in fondo da noi il detto “largo ai giovani” rimane un’inconsistente formuletta sapientemente piazzata tra le righe di un rosario recitato, occasionalmente, nelle omelie ufficiali di partito. Peccato, speravamo in una candidatura di Pietro Ingrao! Non si intende sminuire la figura del partigiano, simbolo della resistenza; sarebbe del tutto fuori luogo e irrispettoso. Tuttavia è doveroso segnalare ad oltranza un’anomalia che è tutta squisitamente crotonese. A votare, però, non vanno soltanto le classi di ferro, che, probabilmente, rappresentano il vissuto e che avranno di certo condotto le loro battaglie e raggiunto, in buona parte, i loro traguardi. Qui ci sono intere generazioni lasciate al palo. Deliberatamente, da irresponsabili ammalati di potere. È vergognoso! Muoiono le problematiche giovanili; intanto, il tempo a Crotone non passa! Il tempo è una categoria umana, vale a dire creata dagli uomini, di cui si percepisce l’esistenza solo attraverso il cambiamento, le alterazioni di stato e le varie trasformazioni. In ragione di quanto detto, si può affermare tranquillamente che nella nostra provincia il tempo è scandito unicamente da crustoli, cuzzupe e fratelli Ferraiolo. Episodi festosi, ma lontani anni luce sia dal “nuovo” che dalla risoluzione di problemi sociali tanto drammatici quanto, criminalmente, ignorati.
Primarie: magari si, magari no, magari forse; è la democrazia che muore dietro l’angolo di un lampione, negli alberghi a cinque stelle, tra i complotti e le faide; nella vuota verbosità tribunizia d’altri tempi. Non c’è contiguità tra il passato ed il futuro, tra giovani e vecchi; figuriamoci, allora, tra la realtà e le aspettative, i desideri, delle persone!
PD, dì qualcosa di nuovo! Almeno prospetta qualcosa di diverso. Non sarebbe poi tanto sbagliato, dato che le nuove proposte le conosciamo bene, pensare ad un patto generazionale in cui almeno lo stipendio del presidente, certamente optional per chi lo intascherà, venga versato per il finanziamento di progetti a sostegno dei giovani in politica. Purtroppo, la nuda verità è che puntare sui giovani a Crotone significa rischiare. I giovani portano voti? Potrebbe essere. Sempre meglio che impantanarsi nel già visto, già sentito, già sperimentato da noi e da quelli prima di noi. Speriamo non da quelli che verranno.

Pubblicato su
- Il Crotonese, Anno XXX n. 31 del 24-27/10/2009;
- Il Quotidiano della Calabria del 19/04/2009

Crotone&Politica 3


Nel PD come "aspettare Godot"


di Romano Pesavento, Antonio Anania, Salvatore Bianco, Franco Massimiliano
Primarie si, primarie no. Questo è l’unico tema esistente sul piatto del “popolo” del PD. Infatti, è su questo quesito che, a meno di un mese dalla presentazione delle candidature, si continua a mercanteggiare lungo i corridoi incolori delle sedi istituzionali e non.
Nel corso degli ultimi mesi, si è spesa una quantità enorme d’energia da parte dell’elite dirigenziale del partito. Energia veicolata male; probabilmente catalizzata verso interessi non precisamente “comuni”. Non c’è attaccamento verso i problemi reali della società crotonese, verso lo stesso partito, verso chi ha creduto nel cambiamento e nella novità; non c’è calore nei finti batti mani, nei discorsi ufficiali; non c’è slancio né, tantomeno, spirito di servizio o dedizione.
Tutto è oscuro, anche le intenzioni; le apparenze; le processioni e le alleanze di partito.
Nessuno discute sul fatto che la democrazia partecipativa sia un requisito importante per l’organizzazione e la messa in atto di scelte fondamentali per la collettività; solo che, nel nostro caso, la gente comune ha recepito una simile “belligeranza” soltanto come l’ennesimo assalto alla diligenza.
Il proverbio secondo cui la gallina vecchia fa buon brodo in tempi di sofisticazioni alimentari non persuade. I nomi sono sempre gli stessi. La storia si racconta da sola: ogni qualvolta si ascoltano i vari interventi è un continuo richiamarsi al passato remoto. Un passato lontano, quando le giovenche erano grasse e non era poi tanto difficile catturarle. Che nostalgia! Ora sono snelle, agili e scattanti e saltellano qua e là, in cerca di qualche nascosto ciuffetto d’erba sfuggito agli ingordi cinghiali.
Al di là delle “favole” pseudo-esopiane, è sconfortante verificare come -anche nel fraintendimento!- compaiano sempre e soltanto nomi e cognomi da radiocarbonio. È tempo di dare spazio a nuovi volti e a persone qualificate, motivate, con idee chiare.
Sono i contenuti, le azioni e le risposte che assumono oggi più che mai un’importanza vitale nella società della comunicazione; non le poltrone o i “compagni di merenda”.
Il supporto alle decisioni e ai provvedimenti strategici, attualmente, non può più essere affidato a specialisti improvvisati, senza alcuna esperienza alle spalle; eppure tale fenomeno è così dilagante, nella maggior parte degli staff assessoriali, da rendere spesso completamente inefficace l’azione politica.
Peggio ancora quando questi meccanismi si innescano in una provincia povera come la nostra.
Non c’è più impegno sociale, redistribuzione delle risorse verso le fasce svantaggiate; al contrario, abbiamo assistito ad un accumulo formidabile di cariche da parte di individui che, sconfitti elettoralmente, non godono di nessuna fiducia popolare.
Temi importanti come infrastrutture materiali e immateriali, ambiente, territorio, sviluppo economico, patrimonio produttivo trovano risposte deludenti. I piani messi in atto fino ad adesso hanno conseguito come unico risultato lo smantellamento o la riduzione drastica della capacità e dell’efficienza delle infrastrutture.
Come risultato immediato, i responsabili dei danni sono stati promossi , con lauti compensi!.
Il cambiamento deve partire dalle persone e non più dal semplice simbolo di partito. La fiducia, la capacità di trasmettere la voglia di novità e di apertura verso la realtà concreta può essere suscitata solo da uomini profondamente onesti. Waiting for Godot.
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Pubblicato su:
- il Crotonese n. 29 del 17-20/04/2009;
- il Quotidiano della Calabria del 10/04/2009

Crotone&Politica 2

Il PD crotonese s'è dimenticato delle aspirazioni dei giovani precari


di Romano Pesavento, Salvatore Bianco, Antonio Anania, Franco Massimiliano

Nonostante i leader nazionali del PD, prima Veltroni, ora Franceschini, cerchino di sostenere battaglie a favore delle fasce più deboli, qui, a Crotone, si fa di tutto per precarizzare e rendere più incerto il futuro delle giovani generazioni.
Un ricordo non tanto lontano, ma certamente rimosso dai nostri amministratori, è la lettera scritta da alcuni co.co.co. del Mercato del lavoro della Provincia di Crotone a Walter Veltroni, in occasione del suo arrivo nella nostra città.
Senza scadere nel sentimentalismo, quel documento di “vita” colpì l’attenzione dell’allora leader del PD, che invocò solidarietà e certezze per i giovani precari crotonesi. Risultato: tutti a casa e senza un motivo plausibile. Tante ombre e zone buie rendono inesplicabile il dipanarsi dell’intera vicenda. Per chi avesse coltivato i valori della sinistra e avesse speso con umiltà i propri sforzi e le proprie energie nel puntellare interessi di portata collettiva, era assolutamente oscuro ed imprevedibile un esito del genere.
Questa situazione e analoghi frangenti hanno, così, finito per accrescere il malumore, oramai dilagante, tra i ceti più vulnerabili della società cittadina.
Purtroppo, si deve ammettere che non vi è alcuna programmazione delle risorse utile e condivisa da tutti i soggetti operanti nel territorio. Anzi, abbiamo assistito, sgomenti, alla stabilizzazione di alcuni super consulenti, molti dei quali non menti eccelse, ma “dopati ipertrofici” politicamente. Certamente, potrebbe essere molto semplice ed istruttivo considerare i curricula vitae dei soggetti in questione; anche il lavoro prodotto denuncerebbe scarso impegno, considerando i non magri compensi attribuiti per qualche ora di lettura.
Tra le cose migliori fatte in questi anni dall’ente intermedio, vi è quella di aver trasformato con un tocco di bacchetta magica i pensionati in lavoratori ed i giovani precari in disoccupati: abra cadabra, sin sala bin!. Indubbiamente, si potrebbe obbiettare che i pensionati sono una categoria eccellente, quasi da annoverare tra i beni del patrimonio UNESCO, e, per tal motivo, vanno valorizzati e tutelati, anche a discapito delle nuove generazioni.
Non si tratta di cinismo. È giusto che ci si senta ancora utili alla collettività e che si contribuisca con il proprio lavoro, anche in età avanzata, alla crescita civile e sociale di una città. Eppure, con la penuria di posti di lavoro tipica della nostra provincia, forse si dovrebbe pensare prima a chi, giovane, con mille sogni e mille progetti, non può realizzarsi e non può creare sviluppo o alternative valide al già visto.
L’esperienza sarà sicuramente un valore, ma l’entusiasmo, la formazione culturale, l’energia devono sempre risultare perdenti in un ipotetico duello?
Il rinnovamento non parte dalle “abitudini”, soprattutto quelle cattive; i giovani si disaffezionano, nutrono nei confronti della politica sempre più diffidenza, e voltano le spalle ai partiti, se non vedono interesse reale per i propri problemi. Un partito che aspiri ad essere di massa non può sottovalutare tale aspetto. L’elezioni non si vincono con i discorsi. Invece, i fiumi di parole “inutili,” che in questi giorni scorrono nei corridoi, lasciano intravedere la povertà degli argomenti e l’arrembaggio verso mete sempre più improbabili.
Mancano i valori, i fini di una lotta politica indirizzata all’ascolto e alla risposta di quei problemi sempre più impellenti della gente comune. Insomma, fino ad oggi poco si è fatto per proporre soluzioni; mentre troppo si è dato agli “highlanders” della politica. Ne resterà uno solo?
Pubblicato su
- Il Crotonese n. 27 7-9/04/2009;
- Il Quotidiano della Calabria del 03/04/2009

Crotone&Politica 1

Breve riflessione sull’attuale condizione politica del PD


di Romano Pesavento

Si avvicina, inesorabilmente, il giorno delle elezioni provinciali ed il PD è sempre più prigioniero dei vecchi baroni della politica. Nessun cavallo di razza, ma solo tanti ronzini in giro; anche quest’ultimi, prossimi ad un macello oramai imminente. Nessun ombra di novità, quindi, aleggia nei corridoi delle tante “micro” sedi di partito. A sentire l’elevata/bassa eloquenza dei discorsi dei “grandi saggi”, si direbbe che ognuno sia portatore di una verità assoluta, ahinoi, troppo distante dalle problematiche reali della società crotonese. La verità, naturalmente, giace tra le rovine; il tempo sembra aver estenuato la voglia di cambiamento, che, con entusiasmo, si prospettava all’orizzonte. Troppi soldi gettati nel mare del clientelismo, troppa rabbia seppellita tra le mura di un palazzo di regime in cui la normalità stenta ad entrare. Si cercano nomi da sottoporre alle rigide procedure dello statuto di partito per risolvere i tanti problemi nascosti tra le zone buie dei veti sospensivi. Tanti caimani sull’uscio di una carcassa ormai sbranata e in brandelli. Qualcuno osa ricordarsi dei giovani, ma è solo qualche perduta nostalgia; d'altronde, sappiamo bene quanto tale categoria risulti essere amatissima e riveritissima soltanto in occasione di campagna elettorale. In questi anni, nonostante tutto, si è sempre più assistito esclusivamente ad un osceno banchetto: spremuti come limoni e sfruttati con contrattini – capestro, che, spesso, non garantiscono o tutelano neanche i diritti più basilari del lavoratore, torme di “giovani” diventano vecchi; i vecchi, invece, sembrano sfidare l’eternità.
Il potere logora chi non ce l’ha. A volte, però, è anche vero il contrario. Così ci si arrocca nelle stanze dei bottoni, ricchi di quella borghese agiatezza, tanto stigmatizzata in passato, ed ora difesa con il pugnale tra i denti. I vestiti griffati e le auto di lusso raccontano una storia lontana dalle lotte per la sopravvivenza che tanti crotonesi conoscono assai bene. Tutti offendono tutti; le promesse si svelano menzogne; le alleanze traballano; il veleno, come pregiato vino d’annata, si mesce abbondantemente in “gentilizi” bicchieri ai quali, prima o poi, tutti accosteranno le labbra. Chi sarà l’eletto degli eletti? Prosit!
Pubblicato su La Provincia KR, settimanale di informazione e cultura, Anno XVI n. 12 del 27/03/2009

mercoledì 22 aprile 2009

Crotone&Impresa

Il latte di asina è utilizzato in campo alimentare, medico e cosmetico


Attenti all’asino!

di Romano Pesavento

“Dopo i cavalli, vennero Muriel, la capra bianca, e Benjamin, l’asino. Benjamin era la bestia più vecchia della fattoria e la più bisbetica. Parlava raramente e quando apriva bocca era per fare ciniche osservazioni; per esempio, diceva che Dio gli aveva dato la coda per scacciare le mosche, ma che sarebbe stato meglio non ci fossero state né coda né mosche. Solo fra tutti gli animali della fattoria non rideva mai. Se gli si domandava il perché, rispondeva che non vedeva nulla di cui si potesse ridere.” (Gorge Orwell, La fattoria degli animali, La biblioteca di Repubblica, pag. 6)
Non molto lontano dalla statale 106 che costeggia la città di Crotone, quasi vicino al bivio per Cutro, si trova l’incrocio per raggiungere la frazione di Papanice. Basta quindi percorrere la strada per una decina di chilometri e si giunge all’azienda agrituristica Fazzolari. Il perché della nostra visita è presto detto: infatti, proprio qui è possibile ammirare un allevamento di sei asini che pascola beatamente per le distese della tenuta, protetto accuratamente dai recinti.
L’asino, mammifero appartenente all’ordine dei Perissodattili e alla famiglia degli Equidi, è derivato probabilmente da una forma selvatica africana, Equus asinus africanus, che era molto abbondante in Nubia. Da qui, ove iniziò il suo processo di domesticazione e selezione mediante allevamento, l’asino passo progressivamente all’Egitto e all’Asia, poi alla Grecia e di lì a tutta l’Europa. La sua diffusione fu estremamente lenta: si trova in Inghilterra solo nel X secolo.
Ebbene, questi curiosi animali sono effettivamente i primi attori della nostra puntata. Per chi non lo sapesse il latte d’asina è un nutrimento estremamente proteico, ma nel contempo delicato, adatto, o meglio insostituibile, per chi fosse affetto – oggi purtroppo il numero degli interessati è in crescita esponenziale – da intolleranze al più comune latte vaccino.
Il vero punto di forza del latte di asina, è il suo profilo biochimico, molto prossimo al latte umano. Tra le caratteristiche più importanti si evidenziano il tasso di lattosio, il profilo proteico, idoneo alle condizioni di un lattante e un quantitativo in ceneri, pertinente alle nozioni riportate in letteratura con riferimento al latte umano. Risulta interessante valutare come il carico dei reni del neonato alimentato con latte equino sia simile a quello di un neonato alimentato da latte materno.
Proprio per i motivi sopra esposti, l’azienda Fazzolari, quest’estate, si è ritrovata a gestire “l’emergenza” di un bambino di Palermo appartenente alla famiglia Speziale che, in sosta forzata a Crotone, non riusciva a reperire latte idoneo al suo nutrimento. Per fortuna tutto si è risolto per il meglio per la sua famiglia, appunto perché l’azienda ha messo a disposizione le asine necessarie per il prezioso alimento.
Detto questo, bisogna ricordare che il campo di utilizzo di questo straordinario prodotto non riguarda soltanto la prima infanzia: adulti con flora batterica alterata o con problemi cardiovascolari connessi all’aterosclerosi possono trarre enorme giovamento dal consumo di latte d’asina. Interessante ancora è l’impiego nel settore della cosmetica di tale nutriente: i preziosi acidi grassi del L.A. riescono a ripristinare e proteggere le membrane delle cellule cutanee. Il complesso multivitaminico (A, B, C, E) blocca e allontana i cataboliti del metabolismo cellulare proprio della cute e avvia un’azione epitelioprotettrice. Il lisozima si presenta in questo caso come abile attenuatore degli stati flogistici della cute e del cuoio capelluto (Cotte 1991).
Eppure, l’allevamento di questi simpatici e utili animali è considerato dagli addetti del settore un autentico “salto nel buio”. Nonostante, come già detto, i bambini bisognosi di cure particolari e quindi di un latte più leggero siano in costante aumento, è molto raro vedere attecchire su un territorio un’iniziativa del genere. Soprattutto nella provincia di Crotone. Le difficoltà connesse a tale attività ci vengono illustrate in modo assai chiaro dal figlio del titolare dell’azienda, Leopoldo Fazzolari: costi impegnativi per il mantenimento degli animali, produzione molto esigua di latte per asina, tempi lunghi per la gestazione e quindi per la crescita del numero dei capi. Infatti, gli asini al di fuori dei meccanismi di produzione del latte non rappresentano un investimento particolarmente vantaggioso: non sono più utilizzabili come mezzo di trasporto eppure richiedono almeno un minimo sindacale di cure per il sostentamento. Necessitano di cibo e coperture adeguate d’inverno, come d’altronde tutti gli altri animali giudicati più “commerciali”. Tuttavia, anche se il latte d’asina è molto costoso sul mercato, una femmina può produrre al massimo un litro al giorno del pregiato alimento, magari privato di qualche etto per consentire al piccolo partorito da poco di venire comunque alimentato; pertanto è necessario possedere più animali per conseguire utili apprezzabili: almeno 25, cosa non facile da realizzare, considerando che viene dato alla luce in 12 mesi un solo asinello per volta. Per non parlare della carenza endemica di personale: gli italiani, ma anche gli eternamente affamati di lavoro crotonesi, non apprezzano particolarmente la vita difficile e laboriosa dell’agricoltura, anche se viene praticata con l’ausilio di tutte le nuove e più moderne tecnologie. Soltanto gli extracomunitari “gentilmente” si degnano di addossarsi simili mestieri; sebbene non si mungano più manualmente gli animali o si utilizzino abbondantemente diverse attrezzature meccaniche,pare proprio che tale settore venga snobbato ed evitato accuratamente dai più. Cosa di cui non ci si dovrebbe particolarmente rallegrare: Leopoldo Fazzolari ricorda che quanto prima, senza un’inversione utile di tendenza, il nostro paese non sarà più in grado di fornire autonomamente alcun prodotto e l’ultima spiaggia sarà rappresentato dai soliti, onnipresenti, invincibili, colossi asiatici (Cina e India). Forse per una realtà territoriale come la nostra, abbandonare le attività agricole non costituisce un buon proposito; le possibilità industriali di Crotone sembrano essere tramontate, allo stato attuale. Per questo motivo, bisognerebbe incoraggiare proprio lo sviluppo economico dal basso, anziché poco realisticamente proiettare unicamente tutte le proprie speranze sull’incremento del terziario crotonese. Alla luce di quanto affermato, speriamo che iniziative come questa siano d’esempio e non rimangano isolate in un deserto pieno i insidie e immobilismo.
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